CONCLUSIONI 

CONCLUSIONI 

In sintesi appare lecito affermare che nell’area alpina la presenza delle zecche comporta pesanti ricadute sociali per la diffusione di diverse malattie da infezione. Al di là dell’interesse sanitario di detta situazione si può ritenere che l’area bellunese può essere a ragione considerata un fertile territorio per lo studio di problemi epidemiologici interessanti anche sul piano scientifico.I problemi citati rivestono notevole rilevanza sociale per il Veneto e, in ogni caso, ampiamente giustificano l’istituzione di un Osservatorio per lo Studio, la Sorveglianza e la Prevenzione delle Malattie Trasmesse da Zecche.

La presenza delle zecche ha una notevole importanza sul piano economico e sanitario certamente in rapporto al fatto che si tratta di un gruppo di artropodi ematofagi particolarmente dannosi come vettori di diverse malattie da infezione. Di conseguenza, e non solo per questo, nelle nostre zone la loro presenza ha ricadute pesantemente negative sulla fruizione ricreativa di parchi, campeggi e sentieri.

La malattia di Lyme è una infezione zoonosica mantenuta in natura dalle interazioni tra zecca e ospiti animali. La presenza della spirocheta è infatti molto più frequente nei vettori (zecche) e nei loro ospiti naturali che nella popolazione umana. Infatti la circolazione della spirocheta in natura è indipendente dall’uomo che è un ospite accidentale anche se in pratica serve da “indicatore”, permettendo di rilevare l’esistenza di un focus naturale di infezione. I valori di prevalenza dell’infezione nelle popolazioni di zecche rappresentano quindi un primo importante indicatore di rischio per l’infezione umana, ed il controllo e le misure di profilassi nei confronti della malattia non possono prescindere dalla conoscenza della biologia e della ecologia delle specie delle zecche che fungono da vettori (Genchi e Sambri 2000).

Tutte queste considerazioni sono evidentemente alla base delle motivazioni che hanno ispirato la nostra ricerca.
L’ampia diffusione di Borrelia burgdorferi nell’ambiente, presente in molte zone temperate dell’emisfero nord, è dovuta alla grande potenzialità del suo vettore di trasmettere l’agente patogeno agli animali ed all’uomo:
         la zecca ha un’alta riproduttività e l’infezione viene trasmessa anche verticalmente (transovarica)
         la zecca è un ectoparassita per tante specie di animali diverse, compresi gli uccelli che sono molto importanti nella diffusione e migrazione della Borrelia
         la zecca vive a lungo con conseguente alta probabilità di infettarsi
         la zecca ha relativamente pochi nemici naturali. 

In condizioni naturali, la circolazione della spirocheta è condizionata dalle caratteristiche del biotopo, dalla presenza di resevoir animali e dalla densità delle popolazioni di zecche idonee alla trasmissione. L’emergenza dell’infezione a livello epidemiologico è la conseguenza di due distinti fenomeni: aumento della frequentazione umana di ambienti dove la spirocheta è presente a livello ecologico e l’aumento del tasso di moltiplicazione della popolazione di zecche, che trovano, soprattutto nei ruminanti selvatici, gli ospiti idonei a sopportare improvvisi e consistenti aumenti delle popolazioni  parassitarie; questi ospiti assumono un ruolo primario nel mantenimento del vettore e della sua diffusione.

Il completamento della ricerca con ottenimento dei dati di prevalenza di Borrelia burgdorferi nelle zecche raccolte nei mesi di luglio, agosto e settembre consentirà un ampliamento dei dati di un panorama epidemiologico che consideriamo già adeguatamente fotografato da questa tesi.

Da un altro punto di vista è auspicabile ampliare le indagini verso lo studio delle interazioni e trasmissioni di Borrelia tra Ixodes ricinus e altri ospiti. Oltre ai piccoli roditori meritano attenzione anche ricci, scoiattoli e perfino uccelli, vale a dire animali sul cui ruolo di serbatoi non si possiedono ancora informazioni soddisfacenti.

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